Formazione esperienziale per imprenditori: cosa mi ha insegnato una notte al largo di Macinaggio

09/11/2026 12:00 am
Cristiano Nonelli

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Rotta dell'Impresa, formazione esperienziale per imprenditori: barca a vela al tramonto verso Capo Corso

 

Ci sono corsi che si fanno in aula, con le slide e il caffè della pausa. E poi c'è la formazione esperienziale per imprenditori, quella in cui non puoi barare: se sbagli manovra, la barca te lo dice subito. La Rotta dell'Impresa è il nostro corso di vela d'altura, e non è un seminario travestito da gita. È una settimana in cui sei imprenditori che non si conoscono condividono la stessa barca, il turno al timone, la cambusa e — quando capita — anche un guasto al motore a due passi dagli scogli.

Lo racconto qui perché quello che è successo quest'anno a Capo Corso è la spiegazione più chiara che io abbia mai trovato di un concetto che in studio ripeto ogni settimana: gli adeguati assetti organizzativi. In barca la chiamiamo semplicemente "assetto". A terra la chiama così anche il Codice Civile. E il Triangolo della Crescita, il metodo con cui lavoriamo sulla continuità aziendale, nasce esattamente dallo stesso principio: prima si regola, poi si corre.

 

Da Saleccia a Capo Corso: quando il mare comincia a respirare

Salpiamo da Saleccia nel primo pomeriggio, a motore: non c'è un filo di vento. Poi, appena doppiato Centuri, il mare inizia a respirare — prima un refolo, poi una brezza vera. Issiamo le vele una alla volta, prima la randa, con lo scatto secco della drizza, poi il Genoa: la brezza si fa vento teso, frizzante, divertente, la barca si inclina, prende velocità, corre leggiadra sull'acqua.

Il vento continua a girare intorno alla punta di Capo Corso, e ci si alterna al timone divertendosi a inseguire i filetti del Genoa. Doppiamo la punta e ammiriamo la Giraglia, il faro che segna l'estremità nord della Corsica. A bordo, oltre a me nel doppio ruolo di Dottore Commercialista e Skipper d'Impresa, sei imprenditori arrivati da mondi lontanissimi tra loro: chi lavora nella formazione, chi in una boutique olfattiva, chi in un salone di acconciature, chi gestisce autotrasporti, chi lavora nell'aviazione, e una professionista della consulenza aziendale.

Sei aziende diverse, sei modi diversi di stare al mondo. E il mare che sta per darci la lezione più bella.

 

Il motore che si spegne: la prova vera della Rotta dell'Impresa

Ci avviciniamo alle isole Finocchiarola: il vento aumenta, troppo. Decidiamo di ammainare — la meta, Macinaggio, è ormai lì davanti, poco più in là. A motore, ci avviciniamo al porto.

Ma proprio mentre abbiamo uno scoglio di traverso, il rumore del motore si interrompe di colpo: un silenzio che si sente addosso prima ancora di essere capito.

Niente panico. Si riapre subito il Genoa, che si gonfia con un colpo secco. Il vento spinge verso gli scogli e non c'è tempo per issare anche la randa: visto che, come al solito, il vento arriva quasi da prua, si poggia decisi, si abbatte e si cambia mura, verso il mare aperto, lontano dalla costa. Solo dopo, allontanati e al sicuro, si cerca la causa del guasto: il filtro del gasolio, intasato. Una volta pulito, il motore riparte; si ammaina di nuovo il Genoa, ed entriamo a Macinaggio che è ormai buio.

Ad aspettarci sulla banchina, a darci una mano con le cime, ci sono i marinai di una barca già ormeggiata in porto. Gente che non avevamo mai visto prima e che probabilmente non rivedremo mai più.

 

L'arrivo in porto: le cime le prende chi c'è già, anche se non ti ha mai visto.

 

L'assetto della barca e gli "adeguati assetti" dell'impresa

In barca, "assetto" è la parola con cui indichiamo come lo scafo è regolato rispetto al vento e al mare. Quella sera, davanti a Macinaggio, l'assetto giusto non è stato un'idea astratta: è stato decidere di ridurre vela prima che il vento diventasse ingestibile, vicino alle Finocchiarola. Ed è stato, un'ora dopo, non restare paralizzati quando il motore si è spento a due passi dagli scogli — sapere già, per addestramento e per calma, che si riapre una vela e si poggia, invece di limitarsi a fissare la costa che si avvicina.

Nel mondo dell'impresa esiste un concetto quasi identico, e non a caso porta lo stesso nome. L'articolo 2086 del Codice Civile chiede alle società di dotarsi di "adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili", per intercettare in tempo i segnali deboli della crisi e reagire prima che sia troppo tardi — un dovere che la norma rivolge in primis a chi opera in forma societaria, ma che ogni imprenditore, anche individuale, farebbe bene a fare proprio.

 

Il punto che quasi tutti saltano

Non basta reagire bene all'emergenza: bisogna anche, come abbiamo fatto con quel filtro intasato, fermarsi a cercare la causa vera, non solo il sintomo. È la differenza tra spegnere un incendio e capire perché è scoppiato. Nel bilancio di un'azienda succede la stessa identica cosa: il fido che salta è il motore che si ferma; il filtro sporco, quasi sempre, è a monte — nei tempi di incasso, nella marginalità di una linea di prodotto, in un cliente diventato troppo grande.

 

 

Il timone all'alba: in barca, come in azienda, l'assetto si regola prima che serva.

 

Cosa insegna il mare a chi ha un'azienda (e come si porta a terra)

Non è un caso che, in quei minuti vicino agli scogli, ognuno a bordo si sia ritrovato a fare la sua parte nello stesso istante: chi alla scotta, chi alla barra, chi a tenere d'occhio gli scogli. In pochi metri quadrati di pozzetto, con la barca che si muove sotto i piedi, non c'è spazio per gli equilibrismi da ufficio: o impari a far incastrare il tuo carattere con quello di chi lavora in un mondo completamente diverso, o la barca non va dritta.

Ed è la stessa cosa che si è ripetuta sulla banchina, nel buio: ad aiutarci con le cime sono stati marinai che non avevamo mai incontrato prima. In mare la collaborazione non è un valore da mettere sul sito, è una condizione di sopravvivenza.

Il mercato di ognuno di noi manda segnali deboli tanto quanto il mare — un cliente che sparisce, un margine che si assottiglia, un fornitore che tarda un pagamento — ma raramente gli dedichiamo la stessa attenzione con cui, quella sera, guardavamo il vento e gli scogli.

 

A bordo si impara a chiedersi sempre tre cose, e sono le stesse che porto in studio il lunedì mattina:

·         Quali indicatori mi direbbero per primi che qualcosa non va nella mia azienda? Non il bilancio a giugno dell'anno dopo: il dato che si muove per primo.

·         Li sto davvero monitorando, con una frequenza che ha senso, o li guardo solo quando ho già il problema addosso?

·         Ho un piano B pronto in tasca? Non per pessimismo, ma per lucidità: il Genoa si riapre in dieci secondi solo se hai deciso prima che quella era la manovra.

 

Le voci dell'equipaggio

Non voglio essere io a dire com'è andata. Preferisco lasciare la parola a chi era a bordo, con le recensioni che hanno pubblicato spontaneamente su Trustpilot.

Vane — titolare di negozio (Trustpilot, 1 settembre 2026)

"Sono partita per questo viaggio in barca a vela in un momento per me molto difficile. Il mio negozio non andava come speravo ed ero letteralmente consumata dallo stress. […] La vita in mare non è una semplice vacanza, è una vera e propria palestra per la vita e per il business. […] Torno da questa esperienza con una carica e un'energia nuove, pronta ad affrontare le sfide del mio negozio con una consapevolezza del tutto diversa."

 

Giulia Pero (Trustpilot, settembre 2026)

"Recensire una vacanza è semplice, farlo per qualcosa che ti ha attraversato nell'anima richiede un racconto. […] Ha cambiato qualcosa dentro di me, attraverso anche le mie paure di non riuscire ad adattarmi con altre persone, anche se amici, in spazi piccoli con tante ore da condividere. Eppure, con la maestria di un vero capitano che ha saputo trasmettermi tutto l'amore e il rispetto per il mare, ho vissuto un'esperienza indimenticabile che vorrò farla di nuovo."

 

Non è una vacanza. È un allenamento.

Si torna abbronzati, certo. Ma soprattutto si torna con gli assetti — quelli della barca e quelli dell'azienda — un po' più a posto di prima.

Se senti che la routine, i pensieri e le preoccupazioni della tua attività ti stanno sovrastando, forse non ti serve l'ennesimo corso in aula. Forse ti serve il mare: una settimana in cui l'unica cosa che puoi controllare è come regoli le vele, e in cui scopri che è esattamente così anche in azienda.

 

Il lavoro è mente, ma la vita è anima. Godiamocela. ⛵

Domande frequenti sulla Rotta dell'Impresa

Serve saper navigare per partecipare?

No. La Rotta dell'Impresa è pensata per imprenditori, non per velisti: a bordo si impara facendo, con lo skipper che guida ogni manovra. Chi non ha mai messo piede su una barca parte esattamente come chi ha già navigato, e nel giro di due giorni sta al timone.

In che modo una settimana in barca aiuta concretamente la mia azienda?

Perché replica, in scala e in tempo reale, le condizioni in cui si prendono le decisioni d'impresa: informazioni incomplete, imprevisti, risorse limitate, persone diverse da coordinare. Ogni giornata viene ricondotta a un tema di gestione — assetti, indicatori di allerta, piano B, delega — e discussa a bordo.

Cosa sono gli "adeguati assetti organizzativi" dell'articolo 2086?

Sono l'insieme di procedure, flussi informativi e strumenti contabili che permettono all'impresa di rilevare tempestivamente i segnali di crisi e di attivarsi per superarla. La norma li richiede espressamente a chi opera in forma societaria o collettiva, ma la logica vale per qualunque attività.

E se soffro di mal di mare?

È la domanda che ricevo più spesso, e la risposta migliore l'ha già data Vane nella sua recensione. Le rotte sono studiate per essere sostenibili, si naviga a tappe brevi e c'è sempre la possibilità di scendere a terra.

 

Vuoi salire a bordo della prossima Rotta dell'Impresa?

I posti a bordo sono pochi, per forza di cose. Scrivimi e ne parliamo con calma.

 

Nota di trasparenza — Questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a revisione umana sostanziale. La responsabilità editoriale del testo è di Cristiano Nonelli, Dottore Commercialista, Studio Nonelli.