Coppa America a Napoli: cosa ho imparato dal mare per le aziende
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Tre giorni di regate preliminari della 38ª America's Cup, il Golfo di Napoli trasformato in un campo di gara per gli AC40, i foiler capaci di superare i quaranta nodi. Io non li ho guardati da terra: li ho seguiti dal mare, a bordo della mia barca a vela, in mezzo alla flotta di spettatori che si muoveva insieme alle regate.
Li racconto qui non solo da appassionato di vela, ma da chi da anni porta le persone in barca per la formazione esperienziale. Perché la Coppa America a Napoli ha lasciato lezioni preziose per le aziende: in quelle giornate ho ritrovato, ingigantiti dalla velocità dei foil, gli stessi due elementi che considero il cuore di ogni performance vera, in mare come in impresa. Quelli che chiamo gli adeguati assetti.
Pianificazione: a parità di barca, vince chi conosce il campo
Gli AC40 sono barche monotipo: stesso scafo, stessa attrezzatura per tutti i team. A fare la differenza non è il mezzo, ma la capacità dell'equipaggio di prepararlo e di conoscerlo in ogni dettaglio. È quello che dico da sempre a chi porto in barca: a parità di strumento, vince chi lo conosce meglio.
Luna Rossa lo sapeva bene. Dal 3 luglio ha avuto la sua base a Bagnoli e si è allenata proprio nel Golfo, sullo stesso campo che nel 2027 ospiterà la Louis Vuitton Cup e la Coppa vera e propria. Non un caso, ma una scelta di pianificazione: mesi di dati su brezze e correnti, raccolti prima degli avversari. Lo stesso Peter Burling, alla vigilia, aveva definito il campo napoletano complesso, soprattutto in questo periodo dell'anno.
E il campo non ha perdonato. Il primo giorno la partenza è slittata fino al tardo pomeriggio per un vento che non arrivava; il secondo un grecale rafficato tra i 15 e i 18 nodi ha rimescolato la classifica. Chi aveva studiato prima dove nasce la brezza, quando gira e dove si stabilizza, partiva con un vantaggio che nessuna barca, per quanto identica alle altre, può colmare da sola.
Vale anche per il mezzo. Il team francese La Roche-Posay si è capovolto pochi istanti dopo il via della seconda regata, al primo giorno. Barca raddrizzata, equipaggio illeso, e il giorno dopo ha vinto due regate su quattro, salvo scuffiare di nuovo all'ultima strambata di una prova che stava dominando. Conoscere ogni punto debole del proprio mezzo, e saperlo rimettere in sesto in fretta, fa parte della stessa preparazione.
In azienda è identico: a parità di strumenti, di mercato, di prodotto, vince chi conosce meglio il proprio campo di gioco (clienti, concorrenza, processi) e sa dove sono i punti deboli della propria organizzazione prima che li scopra un imprevisto. È il principio da cui nasce il mio metodo, il Triangolo della Crescita.
Lavoro di squadra: aver vissuto il ruolo dell'altro
Se la pianificazione riguarda il campo e la barca, il secondo assetto riguarda le persone. A bordo di un AC40 salgono quattro velisti, due timonieri e due trimmer. Per Napoli Luna Rossa ha convocato una rosa di dodici atleti su due barche e ha cambiato circa tre quarti delle formazioni rispetto alla regata di Cagliari di maggio, lasciando a riposo perfino Ruggero Tita, che lì aveva vinto al fianco di Burling.
Burling l'ha spiegato così in conferenza stampa: la nuova configurazione degli equipaggi è stata una scelta naturale per dare a tutti le stesse occasioni. Non è un dettaglio organizzativo: è la prova che la forza di una squadra sta nella capacità di ciascuno di sapere cosa deve fare chi gli sta accanto, anche senza che venga detto.
Non a caso, nella barca Senior, Marco Gradoni e Maria Giubilei sono arrivati dal team Youth & Women. Avevano già vissuto, su un'altra barca e in un altro ruolo dentro la stessa organizzazione, le stesse acque e le stesse difficoltà, prima di sedersi accanto a un tre volte vincitore dell'America's Cup come Burling. E si è visto: nel match race finale contro Emirates Team New Zealand la coppia Burling-Gradoni ha condotto dall'inizio alla fine, chiudendo con 17 secondi di vantaggio. Dopo il traguardo Gradoni ha parlato di un lavoro iniziato molti mesi prima e finalmente completato.
È il secondo assetto che porto sempre a bordo nelle mie giornate di team building in barca a vela: non basta che ognuno sappia fare bene il proprio lavoro. Serve che abbia provato, almeno una volta, il ruolo di chi gli sta a fianco, al timone come alle scotte, a prua come in pozzetto. Solo così si impara ad anticipare una scelta prima ancora che venga comunicata. In azienda vale allo stesso modo: i team che funzionano davvero non sono quelli con i migliori specialisti isolati, ma quelli in cui ciascuno ha camminato, almeno per un tratto, nelle scarpe di un collega.
Le parole di chi l'ha vissuta da dentro
Non sono solo io a leggerci molto più di una regata. Sul palco della premiazione, dove ha consegnato il trofeo proprio a Maria Giubilei, unica donna dell'equipaggio Senior, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha detto che molti avevano scoperto che Napoli ha due mari: lo specchio d'acqua del golfo e il mare di passione di una città che si emoziona per tutto ciò che la fa stare insieme. Giubilei, a fine regata, ha lasciato un messaggio semplice: «Credete in voi e inseguite i vostri sogni perché si avverano».
È la conferma di un punto che ripeto spesso: la squadra non è solo tecnica. A Napoli si è regatato con ore di ritardo, partenze rimandate e il pubblico ad aspettare sul lungomare. La capacità di restare uniti e lucidi mentre tutto intorno cambia è anche questione di energia condivisa, di quanto un gruppo sa reggersi nei momenti morti quanto in quelli decisivi. In azienda succede lo stesso nei periodi di attesa forzata, di incertezza, di decisioni rimandate: è lì che si vede se una squadra è davvero coesa.
Luna Rossa a Napoli: non solo regate
Chi pensa che una Coppa America sia solo questione di barche e vento non ha visto Napoli in questi giorni. Sul Lungomare Caracciolo, alla Rotonda Diaz, il Race Village a ingresso libero ha avuto palco, interviste ai velisti, musica e, per chiudere, il concerto dei The Kolors. Il campo di regata era disegnato vicino alla costa, per far vedere a chi era a terra le barche volare sui foil a pochi metri dalla riva, con il Vesuvio da una parte e Capri e Ischia a chiudere l'orizzonte.
I numeri raccontano il resto: oltre 250.000 persone sono passate dal Race Village nei quattro giorni, più di 130.000 solo nell'ultima giornata, e circa centomila hanno seguito dal lungomare il match race finale. Poi la festa vera, con l'inchino della barca Senior al pubblico e il rientro lungo la costa.
Ho ritrovato esattamente ciò che dico a chi porto in barca: l'esperienza in mare è fatta anche del contorno, della vita che si respira intorno all'acqua. E un'azienda, come un equipaggio, lavora meglio quando trova anche il tempo di festeggiare insieme, non solo di allenarsi.
Dal mare, con il loro stesso vento
C'è un dettaglio che per me ha fatto la differenza: quelle giornate le ho vissute tutte dal mare. Sono arrivato a Napoli in barca a vela, ho seguito ogni regata da bordo e sono ripartito allo stesso modo, veleggiando. Lo stesso vento che decideva chi vinceva e chi restava indietro l'ho sentito addosso, e ho dovuto leggerlo e gestirlo in prima persona per portare la mia barca dove volevo io.
È stato un regalo in più: il mare aperto prima del via, i tramonti sul golfo con il Vesuvio che cambiava colore, le notti con la luna sull'acqua durante il rientro. Niente di tutto questo si vede da uno schermo. Ed è lo stesso motivo per cui, quando porto le persone in barca, non mi accontento mai di spiegare gli assetti a parole: vanno vissuti, sentiti sulla pelle, per capirli davvero, che si parli di vento o di organizzazione aziendale.
Adeguati assetti: dalla barca all'azienda
Pianificazione. Squadra. E la capacità di vivere il contorno, perché un equipaggio che sa festeggiare insieme sa anche reggere la pressione insieme.
Non è un caso che io usi proprio questa espressione. Adeguati assetti è anche il nome che il codice civile, all'articolo 2086, dà a ciò che ogni imprenditore deve avere: un'organizzazione, un'amministrazione e una contabilità capaci di leggere in anticipo il vento che cambia. Da commercialista li verifico sui numeri; da skipper li vedo in acqua. È la stessa cosa: conoscere il campo, conoscere la barca, sapere chi fa cosa, e accorgersi in tempo di una raffica prima che ti rovesci. È il cuore del lavoro che faccio sulla continuità aziendale.
Quello che ho visto nel Golfo di Napoli (equipaggi che si scambiano ruoli all'interno dello stesso team, mesi di allenamento sullo stesso campo, una squadra capace di rialzarsi da una scuffia e tornare a vincere il giorno dopo) è la conferma più bella che potessi chiedere: gli adeguati assetti non sono un'idea astratta. Sono quello che decide chi arriva primo, in regata come in azienda.
Le immagini di questi giorni
Di queste giornate ho girato alcuni video, che trovi sulla mia pagina Facebook: il modo più diretto per vedere il vento, il mare e le barche che volano a pochi metri dalla mia.
Vuoi portare questa esperienza nella tua squadra? Scrivimi: la prossima barca in mare potrebbe essere la tua.
Il lavoro è mente, ma la vita è anima. Godiamocela. ⛵
Domande frequenti
Cosa sono le regate preliminari di Napoli della Coppa America? Sono la seconda tappa di avvicinamento alla 38ª America's Cup, corsa dal 25 al 27 settembre 2026 con nove AC40 nel Golfo di Napoli. Luna Rossa ha vinto battendo Emirates Team New Zealand nel match race finale, dopo aver vinto anche a Cagliari a maggio.
Quando si corre la Coppa America a Napoli nel 2027? La Louis Vuitton Cup, che seleziona lo sfidante, parte il 22 maggio 2027; la sfida finale per l'America's Cup è prevista a luglio, con le barche AC75.
Cosa può imparare un'azienda da un equipaggio di Coppa America? Due cose soprattutto: pianificare conoscendo a fondo il proprio campo di gioco e i punti deboli della propria organizzazione, e costruire squadre in cui ciascuno conosce il ruolo di chi gli sta accanto.
Cosa sono gli adeguati assetti in azienda? Sono gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili che l'articolo 2086 del codice civile richiede a ogni imprenditore, adeguati alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche per rilevare tempestivamente i segnali di crisi.
Leggi anche:
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Fonti: ANSA (27/9/2026); Il Mattino (27/9/2026); Quotidiano Nazionale (27/9/2026); Il Roma (28/9/2026); Velaveneta (24, 26 e 28/9/2026); Giornale della Vela (26/9/2026); OA Sport (settembre 2026); Cronache della Campania (settembre 2026). Dati aggiornati al 28 settembre 2026.
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